Pittori bresciani protagonisti della pittura del '900 Pittura moderna e contemporanea.
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Bernard Dreyfus e Silvio Lorenzo

dal 25/3/06 fino al 15/4/06
presso Galleria Marchina Arte Contemporanea


Bernard Dreyfus:

Testo critico
Sconcertante pittura quella di Bernard Dreyfus. È pittura? Non è piuttosto altra cosa, ogni Arte profonda va aldilà dei problemi della sua espressione, sia la pittura che la letteratura , così la musica e l’architettura, che, nei suoi capolavori e nei suoi monumenti esprime, ad esempio nelle cattedrali, tutta una cosmologia.
L’Arte va dunque aldilà dell’Arte. Ma la filosofia o la matematica non vanno aldilà della filosofia o della matematica, solo l’Arte permette il passaggio. Ma oggi, l’Arte non è più l’espressione di una cosmologia.
Non abbiamo più un concetto totale, esaustivo, dell’universo e di noi stessi, della nostra presenza quaggiù in terra, dei nostri fini ultimi. L’Arte, nella fattispecie la pittura di Bernard Dreyfus, non può più avere, di questo mondo, che delle visioni fugaci e piuttosto disperate. Cosa ci vediamo? Delle specie di silhouettes delle specie di esseri, delle figure piuttosto numerose, che sembrano essere creature umane, perdute in una immensità bianca o nera, delle immensità della tela, cioè di questo universo nello stesso tempo fitto e inconsistente, inquietante, come un mistero impenetrabile.
Amo Bernard Dreyfus, perché la sua pittura non è un semplice problema di colore, di tecnica pittorica, bensì perché è l’interrogazione dell’enigma.
Eugène Ionesco
de l’Académie Francaise

Dreyfus nel punto di partenza sacro Nella pittura, come nelle altre arti visive, esiste uno “stato germinale”: quest’arte molto semplice ma carica di un enorme potere creativo, limita coscientemente le sue facoltà per generare un essere nuovo, dipinto, costruito oppure invisibile, ma sempre presente nell’esaltazione dello spirito che egli provoca.
Nella sua più intima realtà le sue radici sanskrites – germinale significa concepire.
Egli è nell’ambito dell’arte l’equivalente dell’ovaio, un essere, un’opera, uno spirito capace per se stesso di rinascere e riprodursi in masse inquietanti o in interrogativi infiniti.
Questi esseri creatori e germinali popolano i sogni ed i dipinti di Bernard Dreyfus.
I suoi quadri sono le istantanee del Big Bang iniziale o finale dell’uomo; al momento di redimere la materia, il suo scoppio l’inonda di suggestive nudità, di strane ricerche e di incontri multitudinali: Eugène Ionesco ben dice, questa pittura interroga l’enigma!
Ed è nel silenzio profondamente poetico, che lo precede, che egli abbozza appena la risposta sconosciuta.
Pablo Antonio Quadra

Biografia
Bernard Dreyfus nasce a Managua in Nicaragua nel 1940 , nel 1954 si trasferisce in Francia per seguire la scuola secondaria dove prende coscienza di un’altra cultura che sarà determinante nella sua formazione artistica.
Nel 1962 si trasferisce in California dove prosegue i suoi studi, presso l’ ''Art Center College of Design''di Los Angeles ove consegue il diploma. Attualmente vive a Parigi.
''Il mio lavoro è nella poesia dell’insolito:la figura umana costituisce la tematica fondamentale della mia pittura, è attraverso la riflessione, il lavoro continuo, il rifiuto dell’aneddotico, di tutto ciò che mi sembra superfluo, che sono potuto arrivare ai valori plastici essenziali, alla trasfigurazione della realtà , all’espressione del movimento con intensità e fascino, a invadere lo spazio con mistero, ad arricchire la mia simbologia con la magia del colore per arrivare infine all’espressione di un mondo enigmatico e personale.''


Silvio Fiorenzo:

Testo critico
I personaggi che affollano le tele di Silvio Fiorenzo colpiscono innanzi tutto per la loro apparente incoerenza semantica: le immagini presentano infatti uno schema comune, costituito da elementi compositivi derivanti da due differenti cosmi visivi, ovvero dalla grande pittura dei maestri della storia dell’arte e dai protagonisti dei fumetti creati dal novecento fino a oggi.
Sono le figure, ma anche gli oggetti e i paesaggi, tratti dai dipinti di Raffaello, Pontormo, Rosso Fiorentino, Michelangelo, Tiziano, Goya e Caravaggio, che si pongono come punto di partenza per la realizzazione di questi lavori; su queste immagini Fiorenzo lavora, ricreando, con i colori acrilici, gli stessi chiaroscuri attenti ed emozionati, le medesime luci partecipate e metafisiche, rompendo però l’unità della struttura narrativa, che viene riproposta per frammenti significativi, selezionati unicamente in base all’ispirazione e alla volontà espressiva dell’artista.
Anche la scelta cromatica concorre alla lettura personale e soggettiva del capolavoro pittorico, distinguendosi, in alcuni casi, per un raffinato monocromo, che può variare nel suo tono di fondo da una tela all’altra.
Su questa situazione iniziale, l’artista interviene inserendo nel racconto visivo un secondo gruppo di protagonisti: entrano così in gioco i personaggi dei fumetti, rappresentati attraverso le loro diverse e svariate nature, che spaziano dall’avventuroso all’eroico, dal comico al sensuale, dal fantastico all’esotico; a essi può invece essere riservato un colore che si stende in tinte vivaci e aggressive, le stesse delle pagine dei cartoons; non mancano tuttavia più rigorosi bianchi e neri, anch’essi comunque riferibili alla peculiarità espressiva di questa particolare forma della comunicazione moderna.
La completezza del racconto è poi raggiunta, in alcuni casi, dall’inserimento di brevi messaggi scritti, tipici del fumetto, i cui segni grafici giocano sul doppio effetto semantico e visivo.
La composizione prevede però attenti e curati legami tra queste due sezioni del lavoro pittorico, apparentemente così lontane tra loro nella storia e nell’evidenza formale: un’opera, ad esempio, presenta un gruppo di protagonisti dei cartoons che richiamano l’impostazione tendente verso l’alto della parte inferiore della Trasfigurazione di Raffaello che costituisce lo sfondo, mentre, in un altro dipinto, le linee di luce che tagliano la scena della Vocazione di S. Matteo di Caravaggio si ripetono nelle spade e nelle lance dei personaggi tratti dal mondo fantastico del fumetto posti nella parte anteriore dell’immagine; la struttura compositiva, a un primo sguardo spontanea e affidata alla pura invenzione, si rivela quindi ben calibrata e attenta ai pesi dei diversi elementi visivi, dei colori, degli spazi.
Ma non c’è solo questo. Nelle opere di Fiorenzo si evidenziano scelte ricorrenti che rivelano una predilezione per i grandi classici della storia dell’arte, specialmente per gli artisti del cinquecento e del seicento, la cui arte spazia dalla Maniera Moderna, al Manierismo fino al Barocco, in una tendenza comune che, come disse Vasari, seppe dare ''il moto e il fiato'' alle figure, ravvivandole con gesti che evocano stati d’animo precisi, muovendole attraverso posture di forte espressività emotiva. E i personaggi dei fumetti possono a loro volta proporre movimenti e dinamismi che fanno da eco, ma anche da cassa di risonanza, agli atteggiamenti dei santi e dei nudi provenienti dalla pittura antica, imprimendo un effetto di dinamismo e di instabilità compositiva alle tele, effetto che appare amplificato anche dalla definizione spaziale, volutamente spezzata e frammentaria, capace di creare prospettive concitate e fluttuanti, mosse dalla folla eterogenea che le abita.
Il pensiero poetico e la forma espressiva che sostanziano questi lavori possono almeno parzialmente spiegarsi con la biografia culturale del loro autore, che ha infatti compiuto studi accademici: il ricordo delle grandi iconografie dell’arte trascorsa, insieme all’impiego dei più caratteristici ingredienti della tradizione pittorica, affiora infatti con evidenza da queste tele.
L’artista ha però anche praticato per molti anni l’attività di fumettista, scandagliando quel variegato mondo di immagini che appartengono ormai all’universo visivo collettivo della contemporaneità.
Va tuttavia tenuto presente anche qualcosa di più, ovvero le passioni di Silvio Fiorenzo, che lo portano, con la sua pittura, a delineare un’autobiografia indiretta, ovvero la narrazione di sé attraverso immagini che si rivelano come tappe dell’itinerario di una memoria esclusivamente personale.
Ulteriori motivi di ispirazione sono poi rilevabili nel riferimento a tematiche storiche dello sviluppo dell’arte contemporanea. Certamente vivo appare infatti il richiamo all’Arte Pop, la cui presenza, filtrata attraverso le molteplici declinazioni subite nel tempo, si manifesta come radice sostanziale di questa pittura, che però attualizza il discorso sull’attenzione verso i media moderni vivificandolo in una lettura originale, che riesce a collegare coerentemente l’osservazione delle dinamiche di comunicazione di massa dell’attualità e l’espressione individuale e interiore della coscienza.
Francesca Pensa

Biografia
Nasce a Comiso (Ragusa) nel 1950. Si diploma all'Accademia di Belle Arti de Brera a Milano nella sezione di scultura, allievo di Francesco Messina, Pellini e Dino Basaldella.
Insegna scultura al 1° Liceo Artistico di Milano, al Liceo Artistico "Caravaggio" e negli Istituti d'Arte di Giussano e Bollate.
Da sempre interessato all'arte dei media, sviluppa una lunga e proficua collaborazione nel campo della pubblicità con "story board" e cartelloni pubblicitari ma sopratutto nel settore dei fumetti con le più rinomate case editrici del settore come Bonelli, Skorpio di Euro Editoriale, Lancio Story di Euro Editoriale, Intemazionale Ediperiodici, Fumetti d'Arte, Edizioni II Seminatore, ecc.

Nel 1990 vive per alcuni mesi a New York, dove approfondisce la tecnica grafica-narrativa dei "comics" statunitensi e due anni dopo ripete l'esperienza in Argentina, dove conosce l'ambiente artistico del fumetto di Buenos Aires e ripercorre i primordi della vita artistica argentina di Hugo Pratt.
Fiorenzo inizia l'attività espositiva di pittura ma anche di scultura nel 1981 con una personale in Sicilia.
Nel 1992 lascia l'insegnamento e si trasferisce con la famiglia nella Penisola Ibèrica. Inizia così un pellegrinaggio artistico-espositivo tra l'Italia, la Spagna e il Portogallo che partorisce numerose personali e collettive in varie sedi come Lisbona, Porto, Setùbal, Siviglia e Barcellona non tralasciando la terra d'origine e la città che lo ha visto nascere artisticamente.


Orari: da lunedì a sabato dalle 15.00 alle 19.00
Martedì e domenica chiuso Ingresso libero








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